Insufficienza renale cronica: quanto pesa davvero sui pazienti e sui sistemi sanitari
Si confermano gli alti costi sanitari diretti e indiretti sostenuti dai nefropatici... di tasca propria!
Secondo stime internazionali pubblicate nel 2024, il costo globale della malattia renale cronica destinato a salire da 372 miliardi di USD nel 2022 a oltre 406 miliardi nel 2027 in 31 paesi. Le dialisi e il trapianto rappresentano una soluzione per una minoranza di pazienti, ma comportano costi molto elevati. (Link)
In Italia, la malattia interessa circa il 6 % della popolazione, con un costo stimato per il Servizio Sanitario Nazionale di 2,5 miliardi di euro l’anno e una spesa annua di circa 50.000 euro per paziente in dialisi. (Link).
Infatti, secondo il Professor Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia, "la malattia renale cronica è oggi la principale tra le patologie cronico-degenerative per frequenza, morbilità, mortalità e costi sanitari" (Link).
Nonostante la copertura del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), molti pazienti sostengono costi personali significativi per alimenti specifici, terapie innovative, visite specialistiche, accertamenti laboratoristici e radiologici non sempre disponibili in convenzione, o integratori non rimborsati.
Studi internazionali confermano che l’onere finanziario aumenta con la gravità della malattia e può influire sull’aderenza alle terapie (Link).
Solo per la dieta ipoproteica, seguita da circa 20.000 italiani con MRC, si spendono ogni anno circa 32 milioni di euro, di cui 8 milioni a carico dei pazienti stessi. Ad eccezione di Lombardia e Basilicata, tutte le altre Regioni non rimborsano completamente i prodotti necessari per seguire correttamente la dieta, costringendo i pazienti a sostenere costi aggiuntivi o a rinunciare parzialmente al trattamento. (Link).
La terapia nutrizionale, può ritardare la progressione verso la dialisi — anche di decenni, ndr — nei pazienti agli stadi iniziali della malattia, ma può anche contribuire a migliorare la qualità di vita di chi è già costretto alle dialisi. Questo approccio può generare un significativo risparmio globale economico per il SSN comportando terapie meno invasive e più sostenibili, minori accessi ospedalieri -Ricoveri Ordinari o Day Hospital -, meno giornate o ore lavorative perse, ridotti trasporti verso strutture sanitarie, ecc.)
Secondo uno studio recente dell’Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto (ANED), basato su un’indagine su 180 pazienti — la maggior parte in trattamento emodialitico, con alcuni in dialisi peritoneale, in terapia conservativa o con trapianto renale — l’adozione di strategie conservative potrebbe comportare:
- un risparmio di 33 milioni di euro in due anni;
- 210 milioni di euro dopo cinque anni;
- fino a 420 milioni di euro a 10 anni.
Accanto alla gestione nutrizionale, l’accesso ai farmaci innovativi rappresenta oggi un’altra sfida rilevante (Link).
Gli SGLT-2i solo da Luglio 2025 liberi da specifici piani terapeutici, gli MRAns, attualmente rimborsati solo per i pazienti diabetici, e i GLP-1ra, ancora non riconosciuti in Italia come terapie “salva-reni”, devono spesso essere acquistati interamente dai pazienti, poiché non rimborsabili dal SSN.
Inoltre, numerosi esami laboratoristici e radiologici necessari per il monitoraggio della malattia non sono sempre disponibili in convenzione assistenziale, costringendo i pazienti a sostenere ulteriori spese o a rinunciare a controlli importanti.
L’insieme di costi per alimenti, farmaci innovativi e visite non convenzionate evidenzia come l’accesso equo alle cure rimanga una criticità rilevante nella gestione dell’insufficienza renale cronica in Italia.
La diagnosi precoce, la prevenzione e la gestione tempestiva sono fondamentali. L’OMS ha riconosciuto, nel Maggio 2025, la salute renale come priorità globale di sanità pubblica, invitando i paesi a potenziare screening e interventi preventivi.
L’insufficienza renale cronica impatta significativamente non solo sui pazienti e sulle loro famiglie, ma anche sull’intero sistema sanitario. I dati più recenti evidenziano che:
- la spesa associata alla malattia è in crescita, con costi elevati legati alla dialisi, ai trapianti, ai farmaci innovativi e agli esami di monitoraggio;
- molti pazienti devono sostenere costi diretti importanti per alimenti speciali, integratori, farmaci non rimborsati e visite non disponibili in convenzione, aumentando il carico economico sulle famiglie;
- la prevenzione e la terapia conservativa della funzione renale possono ridurre sia i costi sanitari sia i danni clinici, ritardando la dialisi e migliorando la qualità di vita;
- rimane alta la necessità di garantire accesso equo alle cure e alle terapie innovative, per evitare che differenze regionali o costi non rimborsati limitino l’aderenza ai trattamenti.
LETTERATURA:
- Projecting the economic burden of chronic kidney disease at the patient level (Inside CKD): a microsimulation modelling study [PubMed - OpenAccess]
- The impact of out-of-pocket costs on treatment commencement and adherence in chronic kidney disease: a systematic review [PubMed - OpenAccess]
Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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