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Insufficienza renale cronica: quanto pesa davvero sui pazienti e sui sistemi sanitari

Si confermano gli alti costi sanitari diretti e indiretti sostenuti dai nefropatici... di tasca propria!

Foto di martaposemuckel da Pixabay
Foto di martaposemuckel da Pixabay
La Malattia Renale Cronica (MRC) rappresenta una sfida sanitaria, sociale ed economica di grande portata, non solo per chi ne soffre, ma anche per famiglie e sistemi sanitari. I dati più recenti mostrano che questa patologia non è solo un problema clinico, ma anche un peso economico crescente.

Secondo stime internazionali pubblicate nel 2024, il costo globale della malattia renale cronica destinato a salire da 372 miliardi di USD nel 2022 a oltre 406 miliardi nel 2027 in 31 paesi. Le dialisi e il trapianto rappresentano una soluzione per una minoranza di pazienti, ma comportano costi molto elevati. (Link)
In Italia, la malattia interessa circa il 6 % della popolazione, con un costo stimato per il Servizio Sanitario Nazionale di 2,5 miliardi di euro l’anno e una spesa annua di circa 50.000 euro per paziente in dialisi. (Link).

Infatti, secondo il Professor Luca De Nicola, Presidente della Società Italiana di Nefrologia, "la malattia renale cronica è oggi la principale tra le patologie cronico-degenerative per frequenza, morbilità, mortalità e costi sanitari" (Link).

Nonostante la copertura del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), molti pazienti sostengono costi personali significativi per alimenti specifici, terapie innovative, visite specialistiche, accertamenti laboratoristici e radiologici non sempre disponibili in convenzione, o integratori non rimborsati.

Studi internazionali confermano che l’onere finanziario aumenta con la gravità della malattia e può influire sull’aderenza alle terapie (Link).
 
Solo per la dieta ipoproteica, seguita da circa 20.000 italiani con MRC, si spendono ogni anno circa 32 milioni di euro, di cui 8 milioni a carico dei pazienti stessi. Ad eccezione di Lombardia e Basilicata, tutte le altre Regioni non rimborsano completamente i prodotti necessari per seguire correttamente la dieta, costringendo i pazienti a sostenere costi aggiuntivi o a rinunciare parzialmente al trattamento. (Link).

La terapia nutrizionale, può ritardare la progressione verso la dialisi — anche di decenni, ndr — nei pazienti agli stadi iniziali della malattia, ma può anche contribuire a migliorare la qualità di vita di chi è già costretto alle dialisi. Questo approccio può generare un significativo risparmio globale economico per il SSN comportando terapie meno invasive e più sostenibili, minori accessi ospedalieri -Ricoveri Ordinari o Day Hospital -, meno giornate o ore lavorative perse, ridotti trasporti verso strutture sanitarie, ecc.)

Secondo uno studio recente dell’Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto (ANED), basato su un’indagine su 180 pazienti — la maggior parte in trattamento emodialitico, con alcuni in dialisi peritoneale, in terapia conservativa o con trapianto renale — l’adozione di strategie conservative potrebbe comportare:
  • un risparmio di 33 milioni di euro in due anni;
  • 210 milioni di euro dopo cinque anni;
  • fino a 420 milioni di euro a 10 anni.
Questi dati evidenziano come la gestione dietetica della insufficienza renale non sia solo clinicamente efficace, ma rappresenti anche un investimento sostenibile.
 
Accanto alla gestione nutrizionale, l’accesso ai farmaci innovativi rappresenta oggi un’altra sfida rilevante (Link).
Gli SGLT-2i solo da Luglio 2025 liberi da specifici piani terapeutici, gli MRAns, attualmente rimborsati solo per i pazienti diabetici, e i GLP-1ra, ancora non riconosciuti in Italia come terapie “salva-reni”, devono spesso essere acquistati interamente dai pazienti, poiché non rimborsabili dal SSN.

Inoltre, numerosi esami laboratoristici e radiologici necessari per il monitoraggio della malattia non sono sempre disponibili in convenzione assistenziale, costringendo i pazienti a sostenere ulteriori spese o a rinunciare a controlli importanti.

L’insieme di costi per alimenti, farmaci innovativi e visite non convenzionate evidenzia come l’accesso equo alle cure rimanga una criticità rilevante nella gestione dell’insufficienza renale cronica in Italia.
 
La diagnosi precoce, la prevenzione e la gestione tempestiva sono fondamentali. L’OMS ha riconosciuto, nel Maggio 2025, la salute renale come priorità globale di sanità pubblica, invitando i paesi a potenziare screening e interventi preventivi.

L’insufficienza renale cronica impatta significativamente non solo sui pazienti e sulle loro famiglie, ma anche sull’intero sistema sanitario. I dati più recenti evidenziano che:
  • la spesa associata alla malattia è in crescita, con costi elevati legati alla dialisi, ai trapianti, ai farmaci innovativi e agli esami di monitoraggio;
  • molti pazienti devono sostenere costi diretti importanti per alimenti speciali, integratori, farmaci non rimborsati e visite non disponibili in convenzione, aumentando il carico economico sulle famiglie;
  • la prevenzione e la terapia conservativa della funzione renale possono ridurre sia i costi sanitari sia i danni clinici, ritardando la dialisi e migliorando la qualità di vita;
  • rimane alta la necessità di garantire accesso equo alle cure e alle terapie innovative, per evitare che differenze regionali o costi non rimborsati limitino l’aderenza ai trattamenti.
In Italia, milioni di persone convivono con un danno renale silente che può progredire lentamente fino agli stadi terminali, quando la dialisi diventa inevitabile. Affrontare tempestivamente la malattia, con strategie preventive e gestionali efficaci, non è solo una scelta clinica, ma rappresenta anche un intervento cruciale per ridurre l’onere economico sui pazienti, sulle famiglie e sul sistema sanitario nazionale.
 
 
LETTERATURA:
  • Projecting the economic burden of chronic kidney disease at the patient level (Inside CKD): a microsimulation modelling study  [PubMed - OpenAccess]
  • The impact of out-of-pocket costs on treatment commencement and adherence in chronic kidney disease: a systematic review [PubMed - OpenAccess]

Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
CONTATTI
Tel.: 338 59 96 136
Fax: 06.81151095

 
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