Insufficienza renale: i malati con le maggiori spese di tasca propria
Altra indagine USA conferma gli alti costi sanitari diretti ed indiretti sostenuti dai nefropatici (out-of-pocket).
Lo studio, che ha utilizzato i dati di un campione di 74.267 adulti raccolti tra il 2011 e il 2013 attraverso il Medical Expenditure Panel Survey (un sondaggio nazionale sulla spesa sanitaria nella popolazione degli Stati Uniti), ha rilevato una spesa media annuale di 1.439 dollari per i pazienti con malattia renale cronica. La cifra è sensibilmente superiore rispetto ai 770 dollari o ai 748 dollari sostenuti rispettivamente dai pazienti affetti da cancro o da coloro che hanno avuto un ictus. La spesa media per i pazienti che non presentano queste tre condizioni croniche — considerate tra le più costose per i beneficiari di Medicare secondo numerosi studi — è invece pari a 226 dollari.
Le spese considerate includono franchigie, coassicurazioni, copagamenti e altri costi diretti non coperti dall’assicurazione per servizi sanitari e forniture.
La maggior parte degli studi precedenti aveva preso in considerazione i costi complessivi dell’assistenza sanitaria legati alla malattia renale. Questo lavoro, pubblicato su BMC Nephrology, aggiunge invece il dato relativo alle spese sostenute direttamente dai pazienti ("out-of-pocket"). In particolare, la malattia renale comporta una spesa pari al 7,2% del reddito personale di chi ne soffre, rispetto al 5,8% per i pazienti colpiti da ictus, al 5,1% per i pazienti affetti da cancro e all’1,9% per le persone che non hanno avuto ictus, cancro o malattie renali.
Più di 20 milioni di persone (circa il 10% degli adulti statunitensi) convivono con una malattia renale cronica e quasi un adulto su due tra i 30 e i 64 anni è a rischio di svilupparla nel corso della vita. La maggior parte dei soggetti malati di rene presenta inoltre altre condizioni di salute, come Diabete (49,6% nello studio in oggetto), Ipertensione (87,8%), Cardiopatia (41,5%), Dislipidemia (85,0%) o Artrite (63,7%), per citare le cinque principali comorbidità. Di conseguenza, questi pazienti necessitano spesso di consultare numerosi specialisti, di assumere più farmaci e di sottoporsi a più accertamanti laboratoristici e strumentali.
Studi precedenti avevano infatti evidenziato che i pazienti affetti da malattie renali effettuano in media 10,8 visite mediche all’anno e che oltre il 60% dei pazienti con insufficienza renale moderata assume cinque o più farmaci al giorno.
«L’onere delle spese vive elevate può vanificare gli sforzi per prevenire la progressione della malattia», scrive Talar Markossian, PhD, MPH, professore presso il Dipartimento di Scienze di Sanità Pubblica della Loyola University Chicago Stritch School of Medicine. «Ricerche precedenti hanno dimostrato che alcuni pazienti scelgono di non seguire le prescrizioni mediche raccomandate o di assumere meno farmaci di quelli previsti a causa dei costi da sostenere di tasca propria».
Ed in Italia?
Anche nel nostro Paese, sebbene il Sistema Assistenziale Nazionale (SSN — istituito dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833, che con decorrenza 1º luglio 1980 soppresse il sistema mutualistico) copra la maggior parte della spesa sanitaria relativa alla salute dei cittadini, le spese sostenute direttamente dai pazienti con patologie croniche restano senza dubbio rilevanti.
Secondo gli esperti, sono numerose le voci che contribuiscono a questo capitolo di spesa:
- ticket di compartecipazione alla spesa farmaceutica;
- farmaci di Classe C (ritenuti non essenziali o destinati a patologie minori)
- farmaci di Classe A soggetti a Note AIFA o con sovrapprezzo del brand rispetto al generico;
- farmaci in distribuzione diretta o per conto (DpC), i cosiddetti ex-ospedalieri, oppure farmaci soggetti a particolari limitazioni prescrittive
- permessi lavorativi per visite, ricoveri o accertamenti e costi di trasporto per i pazienti o per i familiari accompagnatori.
«L’elevato numero di visite mediche e di farmaci necessari per la gestione delle malattie renali croniche aumenta la spesa sanitaria diretta complessiva e, probabilmente, contribuisce anche ad accrescere quella out-of-pocket a carico del paziente, creando un ulteriore onere finanziario», concludono gli autori dello studio.
Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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