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Dieci buoni propositi per vivere bene in dialisi

Sport e yoga, ecografie e TAC, esami e visite, aspettando il trapianto nell'anno nuovo

Image by Gerd Altmann from Pixabay
Image by Gerd Altmann from Pixabay
Lo avete aspettato con entusiasmo ed eccolo finalmente arrivato: il nuovo anno.
È l’occasione giusta per ricominciare e realizzare tutte quelle cose che abbiamo continuamente rimandato.

Dopo l’iniziativa della National Kidney Foundation dedicata alla prevenzione delle malattie renali, ecco una nuova proposta per tutti: la lista dei dieci migliori buoni propositi per l’anno nuovo, pensata per i pazienti in trattamento sostitutivo renale, sia in emodialisi che in dialisi peritoneale
  1. MENS SANA IN CORPORE SANO
    Camminare quotidianamente migliora il benessere fisico e mentale dei pazienti in dialisi.
    Una recente ricerca pubblicata online sul Journal of the American Society of Nephrology dimostra come un semplice programma incrementale — a partire da pochi minuti di cammino al giorno — possa apportare grandi benefici.

    Il dott. Carmine Zoccali (CNR di Reggio Calabria) ha confermato che i pazienti uremici non solo possono migliorare le proprie performance fisiche con l’esercizio, ma anche il proprio stato mentale.
    La ridotta capacità funzionale (“deconditioning”) è infatti uno dei disturbi più diffusi e invalidanti nei pazienti con malattia renale avanzata. Programmi di esercizio domiciliare semplici e personalizzati possono migliorare in modo significativo la qualità di vita.
     
  2. CONTROLLARE I RENI
    Nel 1977 venne segnalato per la prima volta che alcuni pazienti in dialisi sviluppavano cisti multiple nei reni residui (malattia cistica renale acquisita).
    Oggi sappiamo che questa condizione può interessare pazienti in emodialisi e dialisi peritoneale, colpire sia i reni nativi sia quelli trapiantati con rigetto cronico, ed essere presente in tutte le forme di insufficienza renale cronica.

    L’incidenza è correlata più alla durata della dialisi che all’età del paziente. Le cisti possono crescere, rompersi o infettarsi, ma l’aspetto più rilevante è il rischio aumentato di carcinoma renale.
    L’incidenza di tumori renali maligni nei pazienti dializzati è stimata tra 3 e 6 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Per questo motivo è raccomandato uno screening ecografico dopo 3 anni di dialisi, con controlli successivi ogni 1–2 anni.
     
  3. A VOLTE PIOVE SUL BAGNATO
    Avere una patologia che richiede la dialisi non protegge da altre malattie.
    Recenti osservazioni mostrano che molte donne con malattia renale avanzata non ricevono gli screening raccomandati per la prevenzione del cancro al seno e alla cervice uterina, nonostante un rischio superiore rispetto alla popolazione generale.

    Uno studio pubblicato sul CJASN, guidato da Germaine Wong (Università di Sydney), conferma che il cancro rappresenta una causa importante di morbilità e mortalità nella malattia renale cronica, con una prevalenza circa doppia.
    Il rischio è particolarmente elevato per tumori del tratto urinario, digerente e della mammella; negli uomini, per la prostata.
    Lo screening oncologico deve quindi essere parte integrante della presa in carico del paziente nefropatico.
     
  4. SMETTERE DI FUMARECon il divieto di fumo nella maggior parte dei luoghi pubblici e il clima invernale, questo è il momento ideale per smettere.
    Il fumo riduce il flusso sanguigno in tutti i distretti, rappresenta un fattore di rischio indipendente per la mortalità cardiovascolare e peggiora il controllo pressorio.
    Smettere è difficile, ma è uno dei cambiamenti più riconoscibili e benefici per chi vive la dialisi.
     
  5. ISCRIZIONE E MANTENIMENTO IN LISTA DI TRAPIANTO
    nel Lazio, incrociando i dati delle schede SIO, CRT, RDTL, si evince un tempo di attesa tra l’inizio della dialisi ed il trapianto di rene di 2041 giorni (oltre 5 anni). Una parte significativa di questo tempo è legata al ritardo nell’iscrizione in lista.
    Completare esami e visite può essere complesso, ma rappresenta una priorità assoluta. Nel nuovo anno, telefono alla mano, è fondamentale contattare ripetutamente i CUP per ottenere gli appuntamenti necessari il prima possibile.
     
  6. PROTEGGERE IL CUORE
     l'insufficienza cardiaca è un grave problema sanitario e la prognosi dei pazienti affetti è scarsa, tanto più se coesiste uno stato di IRC. È importante sottolineare che le malattie cardiache e renali interagiscono in maniera complessa, bidirezionale ed interdipendente, sia nelle regolazioni acute che croniche; definendo il setting della cosiddetta sindrome cardiorenale. 
    Come afferma il professor Dick de Zeeuw:“Tratta l’insufficienza renale per curare il tuo cuore.”
    Pertanto, citando il professor De Zeeuw: “tratta l’insufficienza renale per curare il tuo cuore!”
    Un check-up cardiologico annuale è raccomandato a tutti i pazienti in dialisi.
     
  7. PRATICARE YOGA
    Lo yoga si è dimostrato efficace nel controllo della pressione arteriosa, soprattutto nei pazienti con pre-ipertensione.
    Secondo il dott. Ashutosh Angrish (Sir Gangaram Hospital, New Delhi), un’ora al giorno può prevenire lo sviluppo dell’ipertensione e migliorare il benessere soggettivo. 
    Esperienze positive sono state riportate anche nel centro dialisi di Tor Vergata (Roma, 2016).
     
  8. ORGANIZZARE I PROPRI DATI SANITARI
    iniziando dall’armadietto dei medicinali per passare alle cartelle cliniche ed alla documentazione di laboratorio (ad es. esami dela sangue , urine, etc) o strumentale (ad es.: ecografie, radiografie, etc etc). Fare una lista di tutti i farmaci assunti, compresi eventuali supplementi vitaminici, integratori e farmaci da banco. A volte i farmaci e gli integratori possono interagire tra loro in modi diversi ed i vari specialisti coinvolti nella terapia del singolo paziente potrebbero non conoscere i consigli degli altri medici prescrittori. Fondamentale inoltre, mantenere la lista a portata di mano e presentarla ad ogni visita, condividendola con i medici di base e tutti gli specialisti allo stesso modo, non solo con il proprio nefrologo al Centro Dialisi. Conservare poi una copia di tutti i recenti risultati dei test medici in un unico luogo, come ad esempio una app mobile, uno schedario o una cartella.
     
  9. CONSIGLIARE UNO SCREENING A TUTTI I FAMILIARI
    Per la prima volta negli ultimi vent’anni, l’aspettativa di vita media nel mondo occidentale è in calo. Le cause di questo declino non sono ancora del tutto chiare, ma è certo che i tassi di mortalità per alcune patologie sono aumentati, in particolare per malattie cardiovascolari, diabete e malattie renali.
    Le malattie renali rappresentano oggi un grave problema di salute pubblica nella cronicità: sono un vero e proprio “killer silenzioso”, di cui pochissime persone conoscono l’esistenza. Se ne parla poco nei media, non sono un argomento di conversazione comune e, fatto ancora più preoccupante, spesso non ricevono l’attenzione che meritano nemmeno nello studio del medico di famiglia.
    Tra le prime dieci malattie con il più alto tasso di mortalità, le patologie renali si collocano al nono posto (13,3 decessi per 100.000 persone nel 2015). Ancora più significativo, però, è un altro dato: un terzo della popolazione è a rischio di sviluppare un’insufficienza renale. Proprio così: 1 persona su 3 è a rischio, ma la maggior parte non ne è consapevole fino a quando la malattia è già in fase avanzata, quando intervenire diventa molto più difficile.
    Eppure, la prevenzione è semplice: un esame delle urine e il controllo della creatinina possono consentire una diagnosi precoce. Il medico di medicina generale potrà poi valutare l’eventuale necessità di ulteriori accertamenti. Sensibilizzare familiari e persone vicine a noi su questo tema può davvero fare la differenza.
     
  10. ADERENZA DIETETICA E TERAPEUTICA: una recente  meta-analisi di studi di coorte in pazienti con insufficienza renale cronica (Healthy Dietary Patterns and Risk of Mortality and ESRD in CKD: A Meta-Analysis of Cohort Studies ) ha definito l’impatto dell’aderenza alle raccomandazioni dietetiche che limitano singoli nutrienti sui risultati clinici a medio e lungo termine. Prove emergenti confermano che i modelli alimentari sani sono associati ad una minore mortalità nelle persone con malattie renali in dialisi.
    In particolare una dieta normocalorica ed iperproteica (carne, pesce, uova), con ridotto apporto di zucchero raffinato ma ricca di fibre, a basso contenuto di sale, potassio (frutta e verdura) e fosforo (latte e suoi derivati) potrebbe essere lo strumento più efficace in grado di migliorare la vita delle persone uremiche. Inutile aggiungere l'importanza della terapia farmacologica associata alla dieta, a cominciare dai famigerati chelanti del fosforo fino ad arrivare alle resine a scambio per tamponare il potassio.

In conclusione
Anche in dialisi è importante porsi obiettivi realistici, graduali e raggiungibili, evitando l’approccio “tutto o niente”.
Monitorare i progressi e scrivere i piccoli traguardi raggiunti è uno dei modi migliori per prendersi cura di sé.
Buon Anno e buona salute!


Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
CONTATTI
Tel.: 338 59 96 136
Fax: 06.81151095
 
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