Quando arriva l’autunno, cambia anche la pressione
Il cambio di stagione può modificare i valori pressori, soprattutto negli anziani e nelle persone più vulnerabili
Il cambiamento non riguarda però soltanto il paesaggio e le nostre abitudini. Le modificazioni dell’ambiente influenzano infatti anche numerosi parametri fisiologici e, tra questi, la pressione arteriosa.
È noto da molti anni che la pressione arteriosa segue un andamento stagionale: generalmente più bassa nei mesi caldi e più elevata durante l’inverno, con valori intermedi in primavera e autunno. Questo fenomeno è stato osservato sia nelle persone ipertese sia nei normotesi, ed è particolarmente evidente negli anziani e nei soggetti più vulnerabili.
Una recente review della letteratura conferma questo andamento e indica nella temperatura ambientale uno dei principali fattori associati alle variazioni stagionali della pressione (Current perspective on seasonal variation in blood pressure).
Una metanalisi condotta su 47 studi e oltre 856.000 partecipanti ha inoltre documentato una differenza media tra estate e inverno di circa 5-6 mmHg per la pressione sistolica e di 3 mmHg per la diastolica. La variazione è stata osservata con diverse modalità di misurazione, compreso il monitoraggio domiciliare e quello della pressione nelle 24 ore (Seasonal blood pressure variation assessed by different measurement methods: systematic review and meta-analysis).
La temperatura sembra rappresentare uno dei principali fattori associati alle variazioni stagionali della pressione arteriosa. L’esposizione al freddo provoca vasocostrizione periferica e attivazione del sistema nervoso simpatico, aumentando le resistenze vascolari e, di conseguenza, i valori pressori. La risposta può essere relativamente rapida e non richiede necessariamente un’esposizione prolungata.
Il rapporto tra stagione e pressione arteriosa è tuttavia più complesso della sola relazione tra caldo e freddo. Nel corso dell’anno cambiano attività fisica, alimentazione, peso, esposizione alla luce e condizioni degli ambienti domestici. Anche altri parametri meteorologici, come umidità e pressione atmosferica, possono contribuire alle variazioni pressorie, ma a differenza della temperatura, il loro possibile impatto è meno immediatamente percepito e considerato nella pratica clinica, sia dai pazienti sia dagli operatori sanitari. La maggior parte delle persone, inoltre, trascorre molte ore in ambienti riscaldati o climatizzati, rendendo importante considerare non solo le condizioni meteorologiche esterne, ma anche quelle dell’ambiente in cui vive.
Queste variazioni possono avere implicazioni nella gestione dell’ipertensione. Nei mesi caldi, vasodilatazione e maggiore perdita di liquidi possono favorire, soprattutto negli anziani e nei pazienti in terapia con diuretici, disidratazione, ipotensione e alterazioni della funzione renale. Con il progressivo abbassamento delle temperature può invece verificarsi un aumento dei valori pressori.
Questo non significa, però, che la terapia debba essere automaticamente aumentata in inverno o ridotta in estate. Eventuali variazioni del trattamento devono essere valutate individualmente sulla base dei valori misurati, delle condizioni cliniche e della risposta ai farmaci. Per questo il monitoraggio domiciliare e, quando indicato, quello della pressione nelle 24 ore possono fornire informazioni preziose per guidare le decisioni terapeutiche (2024 ESC Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension).
In questo contesto, il monitoraggio domiciliare può aiutare a individuare variazioni persistenti rispetto ai valori abituali e a valutare nel tempo l’efficacia e la sicurezza della terapia. Anche il monitoraggio delle 24 ore, quando indicato, consente di osservare il profilo pressorio nelle diverse fasi della giornata e durante il sonno.
La risposta stagionale, inoltre, non è uguale per tutti: in alcuni pazienti le differenze tra estate e inverno sono modeste, in altri più marcate e, in una minoranza, possono persino presentarsi con un andamento inverso. Per questo è importante basarsi sui valori del singolo paziente, piuttosto che sulla sola stagione.
Anche la pressione atmosferica è stata studiata come possibile fattore in grado di influenzare la pressione arteriosa. Già nel 2016 avevo richiamato uno studio condotto su oltre 1.600 pazienti ipertesi che aveva evidenziato un’associazione inversa tra pressione atmosferica e valori pressori (Autunno ed ipertensione arteriosa: quali implicazioni per i pazienti ipertesi?).
Le osservazioni più recenti confermano l’interesse per questo parametro, pur sottolineando la complessità delle relazioni tra condizioni meteorologiche e pressione arteriosa. La pressione atmosferica rimane quindi un elemento ambientale meno immediatamente percepito nella pratica clinica rispetto alla temperatura, ma meritevole di attenzione e di ulteriori studi (The impact of environmental pollution and climate change on hypertension: a position paper by the European Society of Hypertension (ESH) Working Group on Environment in Hypertension).
L’arrivo dell’autunno può essere quindi un’occasione per prestare maggiore attenzione alla pressione arteriosa. Misurazioni domiciliari regolari, effettuate correttamente e nel tempo, possono aiutare a riconoscere variazioni significative e a fornire al medico informazioni utili per una gestione più personalizzata della terapia.
Più che considerare l’autunno come una “stagione dell’ipertensione”, è utile considerarlo un periodo nel quale prestare attenzione ai cambiamenti del proprio organismo. La pressione arteriosa non è infatti un valore statico: varia nell’arco della giornata e può modificarsi nel corso dell’anno, in relazione a temperatura, ambiente, abitudini e caratteristiche individuali.
Misurazioni domiciliari regolari, effettuate correttamente e con strumenti validati, possono aiutare a riconoscere variazioni persistenti e fornire al medico informazioni utili per valutare la terapia. In presenza di valori ripetutamente elevati o di ipotensione associata a sintomi come capogiri e debolezza, è importante consultare il medico senza modificare autonomamente il trattamento.
Perché, in definitiva, non si tratta la stagione, ma il paziente e i suoi valori pressori.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario.
Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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