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Assumere aspirina riduce il rischio di progressione della Malattia Renale a lungo termine.

Contrordine sulla prescrizione "universale" ma si confermano i benefici per il rene. Il presidente SIPREC: "Per molti è necessaria, ma bisogna studiare bene i casi"

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Il cambio di linea sulla prescrizione “universale” della mini aspirina per prevenire ictus ed infarti già da qualche anno era stato evidente: no in prevenzione primaria tra i 40 e i 50 anni e meglio non iniziarla sopra i 60, nei soggetti a rischio che non hanno ancora avuto un evento cardiovascolare!

Un contrordine che è una vera e propria marcia indietro: il rischio di effetti collaterali va oltre i benefici di quella che finora era stata considerata un'arma molto economica di profilassi e salvaguardia.

Già due anni fa l'American College of Cardiology e l'American Heart Association avevano ristretto le loro raccomandazioni, ma ora una Task Force dei Servizi di Prevenzione Americani marca ancor più decisamente la linea.
Non possiamo più dichiarare che chiunque sia a rischio per malattie cardiache debba prendere l'aspirina", ha precisato Chien-Wen Tseng, uno dei 16 membri della task Force  "dobbiamo però riuscire a individuare le persone che possono trarre i maggiori benefici dalla prevenzione primaria con il minor rischio di danni. Non raccomandiamo a nessuno di interrompere il trattamento senza parlare con il medico, e men che meno se si ha già avuto un ictus o un infarto".
 
La stessa linea potrebbe essere intrapresa anche per l'uso dell'aspirina a basso dosaggio come prevenzione del cancro al colon retto, anche questa contenuta nelle raccomandazioni americane del 2016: dati molto recenti mettono in dubbio se davvero il suo utilizzo apporti benefici e in ogni caso occorrono altri e più vasti studi.

Da noi, gli esperti raccomandano di partire dalle condizioni e dai rischi di ogni singola persona. Lo ricorda Massimo Volpe, ordinario di Cardiologia all’Università Sapienza di Roma e Presidente della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC). “La vera chiave per una corretta prescrizione dell’acido acetilsalicilico a basso dosaggio sta nella personalizzazione dell’approccio"
 
Ad aggiungere benzina sul fuoco in questa interessante discussione giungono i risultati di un importante studio presentato recentemente alla Kidney Week 2021 dell'American Society of Nephrology: “L'uso dell'aspirina (ASA) può essere associato a un più lento deterioramento della funzione renale e a una diminuzione del rischio cardiovascolare” nei soggeti con malattia renale cronica (MRC).

In uno studio su 856 (653 gruppo ASA  vs 203 non utilizzatori) statunitensi con insufficienza renale cronica il Dott. Csaba P. Kovesdy , medico dell'Università del Tennessee Health Science Center di Memphis, ha esaminato l'associazione dell'uso a lungo termine di ASA (90 giorni o più) con la mortalità e un endpoint renale (dialisi o peggioramento grave della funzione renale).

In un periodo di circa 5 anni:
  • 15 pazienti (36,7%) hanno raggiunto l'endpoint renale combinato (236 nel gruppo ASA e 79 nel braccio di controllo)
  • e 373 pazienti (43,5%) sono deceduti (277 nel gruppo ASA e 96 nel braccio di controllo).

Il dott. Kovesdy e colleghi hanno pertanto definito un rischio significativamente inferiore del 45% per l'endpoint renale e un rischio inferiore del 47% per la morte nel gruppo ASA rispetto ai non-ASA.
 
"La micro-infiammazione può essere un meccanismo che contribuisce a esiti avversi nei pazienti con MRC - ha detto il dott. Kovesdy – l’acido acetilsalicilico a basso dosaggio viene solitamente utilizzato come agente anti-piastrinico per indicazioni cardiovascolari, ma può anche avere effetti benefici riducendo la micro-infiammazione”.

Questi risultati dovranno essere replicati in coorti più ampie e diversificate in futuri studi clinici prima di poter raccomandare la mini aspirina per la nefroprotezione».



Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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Fax: 06.81151095
Visualizza il documento Association of long-term ASA use with progression of CKD. Kidney Week 2021, Nov 2-7. Poster PO2379. Collegamnto esterno I FANS fanno davvero male ai reni? (emilianostaffolani.it)
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