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Vaccinazione COVID-19: “Priorità ai pazienti in dialisi”

Trasporto collettivo, “ospedalizzazione”, durata e frequenza della terapia rendono i soggetti uremici più esposti al contagio.

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Le persone che necessitano di dialisi possono rappresentare una criticità nel periodo COVID perché impossibilitate ad effettuare isolamento in casa vista la necessità del trattamento salvavita.

La maggior parte deve recarsi, con mezzi di trasporto collettivi, al Centro Dialisi tre volte a settimana per sottoporsi alla terapia; ogni volta staziona qui per 4-5 ore in stanze che accolgono un numero spesso elevato di altri pazienti, in stretto contatto anche con gli operatori sanitari.

Già in Ottobre, per le vaccinazioni antipneumococcica e antinfluenzale, era stato raccomandato di assicurare in forma prioritaria ai soggetti uremici i vaccini disponibili: escludere tutte le possibili cause di patologia respiratoria in diagnosi differenziale diventa fondamentale per evitare il caos dei passaggi successivi (tamponi, isolamento, ambulanza covid, gestione familiare)“.

Oggi la National Kidney Foundation (che rappresenta gli oltre 37 milioni di adulti negli Stati Uniti con malattie renali, le loro famiglie e i professionisti che si prendono cura di loro) insieme a tutte le principali associazioni dei malati di reni ribadiscono che un principio chiave nell'allocazione etica del vaccino debba essere che questo sia immediatamente reso disponibile ai soggetti a più alto rischio i gravi esiti dell'infezione da COVID-19.

In Italia puntuale l’appello che Aned ha rivolto al Ministro della Salute Roberto Speranza, al coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, e ai vertici dell’Aifa: “Le persone sottoposte a dialisi devono rientrare tra le categorie cui verrà somministrato il vaccino anti Covid in via prioritaria, subito dopo il personale sanitario e gli over 80 in lungo degenza, e in contemporanea con i cittadini con più di 60 anni, gli insegnanti e le persone che soffrono di immunodeficienza”.

Lo studio condotto dalla Società Italiana di Nefrologia indica che pazienti con Malattia Renale Cronica, in particolari quelli in trattamento dialitico o quelli che hanno ricevuto un trapianto renale, non solo hanno una maggiore suscettibilità ad essere infettati dal virus SARS-COV-2, ma, quando si ammalano, hanno un decorso molto più severo rispetto al resto della popolazione.

Per questo le associazioni chiedono l’inserimento di questi malati cronici nei programmi di priorità per la vaccinazione, accompagnati da uno specifico protocollo considerando la loro ridotta memoria immunologica, accanto alle altre categorie di soggetti deboli, compresi i trapiantati e i pazienti in attesa di trapianto: “Occorre muoversi immediatamente, il vaccino è il loro unico scudo”.

Tra i pazienti con malattie renali, inoltre, in base al rischio relativo di esiti negativi di COVID-19, si propone il seguente approccio di precedenza:
  1. Pazienti e personale dei centri dialisi
  2. Pazienti in dialisi domiciliare
  3. Pazienti trapiantati
  4. Pazienti con malattia renale cronica immunosoppressiva (ad es.glomerulonefriti e disturbi autoimmuni, etc.)
  5. Altri pazienti con MRC
  6. Persone che vivono nella stessa famiglia di pazienti con malattie renali
Nel mondo quasi 4 milioni di persone hanno già ricevuto il vaccino (oltre un milione negli Stati Uniti e in Cina, 800 mila in Gran Bretagna, 700 mila in Russia) e oggi ( V-Day) tocca all'Unione europea avviare le proprie campagne di vaccinazione.

«Intravediamo il primo spiraglio di luce dopo una lunga notte» sottolinea il Commissario per l'Emergenza Domenico Arcuri parlando di un giorno «simbolico ed emozionante».
Visualizza il documento Nefrologia e COVID-19.pdf Collegamnto esterno National Kidney Foundation
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