Caldo e malattia renale, le temperature elevate aumentano il rischio
Tra aumenti di temperatura e ondate di calore, anche la salute renale sembra risentirne. Ma non c’entra solo il caldo: ecco anche i determinanti socio-economici
Il tema assume particolare rilevanza in un'estate caratterizzata da temperature insolitamente elevate e in vista di un inizio di settembre ancora caldo, con valori che potrebbero mantenersi superiori alle medie del periodo. Ma quale può essere il rapporto tra caldo e salute dei reni?
A fornire nuovi elementi è uno studio pubblicato nel gennaio 2026 sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology, dal titolo The Association of High Ambient Temperatures and Kidney Disease: A Kidney Disease Surveillance System Ecological Study.
La ricerca ha esaminato il rapporto tra esposizione alle alte temperature, prevalenza di MRC e incidenza di ESKD negli Stati Uniti.
Per la MRC sono stati utilizzati i dati del US Kidney Disease Surveillance System relativi al periodo 2005-2019, comprendenti 3.103 province e la popolazione Medicare di età pari o superiore a 65 anni. Per l'ESKD sono stati invece utilizzati i dati dello United States Renal Data System relativi al periodo 2010-2019, per un totale di 2.010 province.
L'esposizione al caldo è stata valutata attraverso due principali indicatori: la temperatura media annuale (Annual Average Temperature, AAT) e il numero annuale di giorni caratterizzati da ondata di calore (Heat Wave Days), ricavati dal database climatico nClimGrid-Daily dei National Centers for Environmental Information.
Il risultato più significativo riguarda la temperatura media annuale. Ogni aumento di 1 °C della temperatura media annuale era associato a un incremento di 0,23 punti percentuali della prevalenza di MRC diagnosticata (IC 95%: 0,20-0,27). Per la malattia renale allo stadio terminale, ogni aumento di 1 °C era invece associato a 1,37 casi aggiuntivi di ESKD per 100.000 abitanti (IC 95%: 1,08-1,65).
Anche il numero di giorni annuali caratterizzati da heat wave risultava positivamente associato sia alla prevalenza di MRC sia all'incidenza di ESKD. L'associazione diventava inoltre più forte all'aumentare della soglia di temperatura utilizzata per definire l'ondata di calore e della sua durata. Il dato suggerisce quindi una relazione non soltanto con temperature mediamente più elevate, ma anche con una maggiore esposizione a episodi di caldo intenso e prolungato.
Un possibile legame biologico è plausibile. Il rene svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio idrico ed elettrolitico e, durante l'esposizione al caldo, la perdita di liquidi attraverso la sudorazione può aumentare. In presenza di un'idratazione insufficiente possono verificarsi riduzione del volume circolante e modificazioni della perfusione renale.
Gli effetti renali acuti del calore sono già documentati; questo studio affronta però una questione più ampia, valutando se l'esposizione termica complessiva possa essere associata anche alla incidenza di malattia renale a livello di popolazione.
Particolarmente interessante è il risultato relativo alle disuguaglianze socio-economiche e territoriali. Le associazioni tra esposizione al caldo e malattia renale risultavano più forti nelle province caratterizzate da livelli elevati di povertà e nelle contee non metropolitane.
Gli autori hanno infatti osservato associazioni più marcate in alcune regioni specifiche. Condizioni abitative, disponibilità di sistemi di raffrescamento, accesso ai servizi sanitari e possibilità di ridurre l'attività fisica nelle ore più calde potrebbero contribuire a spiegare queste differenze, anche se lo studio non ha dimostrato direttamente il ruolo causale di tali fattori.
I dati dello studio non permettono di quantificare l'impatto di una specifica ondata di calore né di trasferire automaticamente i risultati alla popolazione italiana. Il lavoro identifica piuttosto un'associazione epidemiologica: temperature ambientali mediamente più elevate e una maggiore esposizione alle ondate di calore risultano associate a un maggiore carico di malattia renale sui sistemi sanitari, con associazioni particolarmente forti nelle aree economicamente più svantaggiate e non metropolitane.
Saranno necessari ulteriori studi, soprattutto a livello individuale, per chiarire se e in che modo l'esposizione ripetuta al caldo possa contribuire allo sviluppo o alla progressione della malattia renale.
In un contesto di aumento delle temperature e degli eventi di caldo estremo, questi risultati suggeriscono comunque di considerare la salute renale tra gli aspetti della salute pubblica potenzialmente influenzati dal cambiamento climatico, accanto alle conseguenze cardiovascolari, respiratorie e neurologiche già ampiamente riconosciute.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario.
Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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