Plastica, nuove regole Ue e salute: cosa sappiamo delle microplastiche
Le nuove norme europee sugli imballaggi riportano al centro il tema della plastica. Ma oltre al problema dei rifiuti c’è quello delle possibili conseguenze sulla salute
Sono infatti diventate applicabili le nuove regole europee sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, introdotte dal Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation).
Il regolamento, entrato in vigore l’11 febbraio 2025, si applica dal 12 agosto 2026 e mira a modificare progressivamente il modo in cui gli imballaggi vengono progettati, prodotti, utilizzati e gestiti, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti e promuovere il riciclo e il riutilizzo.
Dal questa data è quindi scattata una prima serie di obblighi. Tra le disposizioni previste rientrano anche i limiti alla presenza di PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti, mentre ulteriori misure per la riduzione dei rifiuti e delle diverse tipologie di imballaggio entreranno progressivamente in vigore negli anni successivi.
La notizia viene soprattutto letta dal punto di vista ambientale: meno rifiuti, maggiore riciclabilità, riduzione dell’impatto degli imballaggi.
Ma esiste anche una domanda che riguarda direttamente la salute: quanto siamo esposti alle particelle plastiche presenti nell’ambiente e cosa sappiamo oggi dei loro possibili effetti sull’organismo?
È una domanda che interessa anche la nefrologia.
Le microplastiche sono particelle di plastica inferiori a 5 millimetri, mentre le nanoplastiche hanno dimensioni ancora più ridotte. Possono derivare dalla degradazione di materiali plastici oppure essere generate direttamente da alcuni processi e prodotti. Sono ormai diffuse nell’ambiente e possono contaminare acqua, aria e alimenti. L’esposizione umana avviene soprattutto attraverso ingestione e inalazione.
Negli ultimi anni, la ricerca ha documentato la presenza di micro- e nanoplastiche nell’organismo umano, concentrandosi sulla loro distribuzione nei tessuti e sui possibili effetti biologici.
Il rene rappresenta un organo di particolare interesse. L’elevato flusso sanguigno e la sua intensa attività metabolica lo rendono un possibile bersaglio degli effetti delle sostanze e delle particelle presenti nella circolazione.
Gli studi sperimentali hanno evidenziato possibili effetti a livello renale, tra cui stress ossidativo, infiammazione, alterazioni mitocondriali e altri cambiamenti cellulari. Una review pubblicata nel 2024 su Kidney International, Effects of microplastics on the kidneys: a narrative review, ha raccolto le evidenze disponibili sugli effetti delle microplastiche a livello renale, mettendo in evidenza soprattutto i dati sperimentali e la necessità di distinguere questi risultati dalle evidenze cliniche nell’uomo.
Il passaggio dagli studi sperimentali alla salute umana rimane infatti uno dei principali interrogativi. Le concentrazioni utilizzate negli esperimenti e le modalità di esposizione non sempre corrispondono a quelle della vita quotidiana e, pertanto, i risultati non possono essere automaticamente tradotti in un rischio clinico.
Nel 2026 il tema è stato ulteriormente approfondito in ambito nefrologico con una review/analisi della letteratura (Micro- and nanoplastics and the kidney: human evidence, clinical vulnerabilities, dialysis-related exposure, and CKD). Gli Autori hanno fatto il punto sulle evidenze disponibili nell’uomo, con particolare attenzione alla presenza di micro- e nanoplastiche nel tessuto renale, nelle urine e nel sangue e alle possibili implicazioni per le persone con malattia renale cronica e per i pazienti in dialisi.
Questi dati non consentono però di affermare che l’esposizione quotidiana alle microplastiche provochi nell’uomo una malattia renale. Le evidenze disponibili sono ancora limitate e non permettono di stabilire un rapporto causale tra esposizione ambientale e danno renale clinicamente rilevante.
È importante, a questo punto, non confondere microplastiche e PFAS.
Le microplastiche e le nanoplastiche sono particelle di materiale plastico. I PFAS sono invece una vasta famiglia di sostanze chimiche per- e polifluoroalchiliche, utilizzate in numerose applicazioni per le loro particolari proprietà. Si tratta quindi di categorie differenti.
Il loro accostamento nasce dal più ampio problema dell’esposizione ambientale a materiali e sostanze utilizzati nella produzione e nel confezionamento. Il nuovo regolamento europeo interviene anche sulla presenza dei PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti, introducendo limiti applicabili dal 12 agosto 2026.
Le nuove regole europee sugli imballaggi nascono per ridurre l’impatto ambientale della plastica, ma possono anche rappresentare un’occasione per guardare oltre il problema dei rifiuti e interrogarsi sul rapporto tra ambiente e salute.
Sulle possibili conseguenze renali delle micro- e nanoplastiche, le risposte non sono definitive. La ricerca sta cercando di chiarire quanto l’esposizione possa essere rilevante per l’organismo umano e se possa tradursi in conseguenze clinicamente significative.
La domanda, quindi, resta aperta: quanto di ciò che disperdiamo nell’ambiente finisce dentro di noi e quali conseguenze può avere sulla nostra salute?
RIFERIMENTI NORMATIVI E ISTIRUZIONALI
- Regolamento (UE) 2025/40 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio (PPWR), EUR-Lex. (Link)
- Commissione europea – Packaging waste, pagina istituzionale dedicata agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio. (Link)
- Commissione europea – Guidance on the Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), giugno 2026. (Link)
- Commissione europea – Frequently Asked Questions on the Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), 3 agosto 2026. (Link)
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario.
Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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