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Dalla zanzara al rene: quando una puntura può lasciare un segno sulla salute

20 agosto – Giornata Mondiale della Zanzara

Immagine generata con intelligenza artificiale (ChatGPT/OpenAI)
Immagine generata con intelligenza artificiale (ChatGPT/OpenAI)
Il 20 agosto è la Giornata Mondiale della Zanzara.

Il significato di questa ricorrenza non è celebrare l'insetto, naturalmente, ma richiamare l'attenzione sulla ricerca, sulla prevenzione e sul controllo delle malattie trasmesse dalle zanzare.

Le zanzare non sono tutte uguali e soltanto alcune specie sono in grado di trasmettere determinati agenti patogeni. Una puntura, nella maggior parte dei casi, rimane un episodio banale, tuttavia, in determinate condizioni epidemiologiche può rappresentare l'inizio di un'infezione capace di interessare diversi organi. Tra questi c'è anche il rene.

È un aspetto ancora relativamente poco conosciuto. Alcune infezioni trasmesse dalle zanzare possono essere associate a danno renale acuto, cioè a una riduzione rapida della funzione renale. Nei pazienti più vulnerabili, il recupero può essere incompleto e le conseguenze possono andare oltre la fase acuta dell'infezione.

Il 20 agosto 1897, il medico britannico Ronald Ross osservò il parassita della malaria nelle zanzare, contribuendo a dimostrarne il ruolo nella trasmissione della malattia. La scoperta, fondamentale per la medicina tropicale, gli valse il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina nel 1902.

Oggi, oltre a ricordare quella scoperta, possiamo porci una domanda: quali organi possono essere coinvolti dalle infezioni trasmesse dalle zanzare e quali possono essere le conseguenze nel tempo?

Tra febbre, dolori muscolari e manifestazioni emorragiche o neurologiche, il coinvolgimento renale riceve spesso meno attenzione. Eppure, alcune di queste infezioni possono provocare insufficienza renale acuta (IRA), cioè una riduzione rapida della funzione renale, attraverso meccanismi diversi: disidratazione e riduzione della perfusione renale, infiammazione sistemica, alterazioni della microcircolazione, emolisi, rabdomiolisi, glomerulonefrite e, nelle forme più gravi, coinvolgimento multiorgano.


DENGUE: QUANDO UNA MALATTIA TRASMESSA DALLA ZANZARA COINVOLGE IL RENE

La Dengue, trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Aedes, rappresenta uno degli esempi più interessanti.

Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata nel 2024, comprendente 37 studi e 21.764 persone con infezione da dengue, ha stimato una prevalenza complessiva di danno renale acuto dell'8% (PubMed – Prevalence of acute kidney injury among dengue cases: a systematic review and meta-analysis).

Ma il dato diventa ancora più interessante quando si guarda alla prognosi renale.
In uno studio prospettico, 526 pazienti con dengue sono stati seguiti durante il ricovero; 72 (13,7%) hanno sviluppato un’IRA. Dei 71 pazienti sopravvissuti all’IRA, seguiti per tre mesi dopo la dimissione, il 18,3% presentava al termine del follow-up un eGFR corrispondente allo stadio 3 di Malattia Renale Cronica e il 4,2% allo stadio 4 (PubMed – Short-term renal outcomes following acute kidney injury among dengue patients: A follow-up analysis from large prospective cohort).

Il coinvolgimento del rene nella dengue può manifestarsi in forme diverse, tra cui danno renale acuto, glomerulonefrite, rabdomiolisi, sindrome emolitico-uremica, proteinuria ed ematuria (PubMed - Renal manifestations of dengue virus infections)


CHIKUNGUNYA: IL RENE OLTRE LA FASE ACUTA

Un'altra infezione trasmessa dalle zanzare del genere Aedes è la Chikungunya.

Una scoping review pubblicata nel 2023, che ha analizzato 54 lavori selezionati da oltre 1.600 riferimenti, ha rilevato nei pazienti ospedalizzati un'incidenza di danno renale acuto compresa tra il 21% e il 45%, con valori più elevati nelle forme atipiche e severe; in alcuni studi il danno renale è stato associato a una prognosi peggiore, mentre le poche osservazioni istopatologiche disponibili hanno documentato alterazioni quali nefrite interstiziale acuta, congestione glomerulare e nefrosclerosi (PubMed - The relationship between chikungunya virus and the kidneys: A scoping review).

La stessa revisione sottolinea però quanto siano ancora limitati i dati sul coinvolgimento renale oltre la fase acuta. In uno studio esplorativo, 15 pazienti hanno presentato lesioni renali documentate mediante biopsia tra 6 mesi e 2 anni dopo la chikungunya, prevalentemente di tipo glomerulare; nei tessuti renali non sono stati rilevati antigeni virali, suggerendo che il danno possa essere legato a meccanismi indiretti piuttosto che alla persistenza del virus nel rene (PubMed - Chikungunya virus as a trigger for different renal disorders: an exploratory study).


MALARIA: IL DANNO RENALE NELLE FORME SEVERE

Quando parliamo di zanzare e rene non possiamo dimenticare la Malaria, trasmessa dalle zanzare femmine del genere Anopheles.

Nei casi più gravi può provocare un importante danno renale acuto, fino a richiedere la terapia dialitica. In questo caso esistono anche dati interessanti sul possibile rapporto tra insulto acuto e conseguenze renali a lungo termine.

Uno studio prospettico condotto in bambini con malaria grave ha rilevato IRA nel 35,1% dei pazienti. A un anno di follow-up, una Insufficienza Renale era presente nel 7,6% dei bambini che avevano manifestato IRA (rispetto al 2,8% dei bambini senza IRA). Gli autori hanno quindi identificato l'AKI come un fattore di rischio per MRC a lungo termine (PubMed – Acute kidney injury is associated with impaired cognition and chronic kidney disease in a prospective cohort of children with severe malaria).

Non tutti i pazienti che sviluppano un’IRA durante la malaria evolvono verso una MRC. Uno studio prospettico condotto su 101 adulti con malaria associata ad IRA ha seguito i pazienti sopravvissuti per tre mesi. Dei 79 pazienti che completarono il follow-up, tutti avevano normalizzato la funzione renale (PubMed - Outcome of malaria-associated acute kidney injury: a prospective study from a single center). Questi risultati mostrano che il recupero della funzione renale può essere completo, ma gli esiti possono variare in base alla popolazione studiata, alla gravità della malattia e alle caratteristiche individuali dei pazienti.

Una revisione nefrologica pubblicata nel 2025 ha sottolineato il ruolo dell’emolisi nel danno renale acuto associato alla malaria grave e ha richiamato l’attenzione sul possibile effetto cumulativo di episodi ripetuti di IRA sulla salute renale nel lungo periodo, ipotizzando un possibile contributo al rischio di sviluppare MRC (PubMed - Acute Kidney Injury in Severe Malaria: A Serious Complication Driven by Hemolysis):
 

NON SOLO DENGUE, CHIKUNGUNYA E MALARIA

Il coinvolgimento renale non riguarda soltanto queste tre infezioni. Anche altre malattie trasmesse dalle zanzare possono interessare il rene, soprattutto nelle forme più severe, anche se per alcune di esse le evidenze disponibili sono meno consistenti.

Un esempio è la Febbre gialla. Nelle forme gravi, l'infezione può associarsi a un importante danno renale acuto all'interno di un quadro di compromissione multiorgano. In una casistica di pazienti ricoverati in terapia intensiva durante un'epidemia in Brasile, il danno renale grave e la necessità di emodialisi sono risultati associati a una maggiore mortalità
(PubMed - Kidney involvement in yellow fever: a reviewPubMed - Clinical profiles and factors associated with mortality in adults with yellow fever admitted to an intensive care unit in Minas Gerais, Brazil).

Un altro esempio è la Rift Valley Fever, un'infezione virale trasmessa principalmente dalle zanzare e presente soprattutto in alcune aree dell'Africa e della Penisola Arabica. Durante un'epidemia in Sudan, il danno renale è stato osservato nel 60% dei pazienti ricoverati e, tra quelli con compromissione renale, la maggioranza ha richiesto la dialisi.
(PubMed - Acute renal failure associated with the Rift Valley fever: a single center study).

Anche il West Nile Virus, responsabile della Febbre del Nilo Occidentale, merita attenzione. Sebbene sia conosciuto soprattutto per le manifestazioni neurologiche, sono stati descritti casi di danno renale acuto e insufficienza renale associati all'infezione. Le evidenze sono tuttavia molto meno numerose rispetto a dengue e malaria.
(PubMed - Prospective investigation of the impact of West Nile Virus infections in renal diseases ; PubMed - West Nile Virus Neuroinvasive Disease Presenting with Acquired Fanconi Syndrome, Which Resolved on Recovery).
 

Il rene può rappresentare un bersaglio o una vittima indiretta di diverse infezioni trasmesse dalle zanzare, soprattutto quando la malattia assume una forma severa. E cosa accade quando queste infezioni colpiscono una persona che ha già una Malattia Renale Cronica?

Le evidenze sono ancora limitate e non uniformi, ma la dengue è una delle infezioni per le quali disponiamo di dati più specifici.

Una meta-analisi del 2024, che ha incluso 9 studi e 9.198 pazienti, ha valutato i fattori associati allo sviluppo di IRA nella Dengue. La presenza di una Malattia Renale Cronica sembrava associata a una maggiore probabilità di sviluppare un danno renale acuto, ma l'associazione era molto incerta (OR 2,2 (IC 95%: 0,42–11,24) e i dati non permettevano di stabilire un rapporto chiaro. In altre parole, avere già una malattia renale potrebbe aumentare la vulnerabilità, ma non possiamo ancora considerarlo un fattore di rischio certo (PubMed – Predictors of acute kidney injury in dengue patients: a systematic review and meta-analysis).

Dati più recenti indicano però una maggiore vulnerabilità dei pazienti con MRC durante la Dengue.

In uno studio del 2026 condotto sui casi dell'epidemia del 2019 a La Réunion, su 1.498 pazienti, 105 avevano MRC: la dengue severa si è verificata nel 46% contro il 18% dei pazienti senza malattia renale, mentre la mortalità è stata del 6,7% contro l'1,6%. Dopo l'aggiustamento, la CKD è rimasta associata alla dengue severa (OR 1,93; IC 95% 1,21–3,06) (PubMed – Atypical presentation and severity of Dengue fever in patients with CKD).

Un secondo studio, basato sui dati brasiliani del 2024, ha analizzato 5.837.904 casi confermati, di cui 30.527 in persone con MRC.

Anche in questa popolazione l'insufficienza renale era associata a maggiori frequenze di ospedalizzazione (14% contro 4%), dengue severa (1,6% contro 0,1%) e mortalità (2,2% contro 0,1%); il rischio di morte rimaneva maggiore dopo l'aggiustamento (OR 3,09; IC 95% 2,66–3,59) (PubMed – Adverse dengue outcomes in patients with chronic kidney disease: A population-based analysis of 5.8 million individuals from Brazil).

Nel complesso, questi dati suggeriscono che la MRC può aumentare la vulnerabilità alla dengue, senza significare che una persona con malattia renale sviluppi necessariamente una forma grave. Per chikungunya e malaria, invece, i dati sull'interazione con la CKD preesistente sono ancora molto più limitati.
 

La Giornata Mondiale della Zanzara può quindi essere un'occasione per guardare a questi insetti da una prospettiva più ampia.

Anche in Italia il tema è oggi di stretta attualità. Negli ultimi anni, cambiamento climatico, mobilità internazionale e presenza di zanzare vettori hanno favorito la comparsa e la diffusione di diverse arbovirosi.

Il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità monitora in particolare West Nile, Dengue e Chikungunya: il West Nile è ormai stabilmente presente in diverse aree del Paese, mentre Dengue e Chikungunya sono rilevate soprattutto come infezioni associate a viaggi, ma hanno già determinato anche episodi di trasmissione autoctona.

I dati e i bollettini dell'Istituto Superiore di Sanità sulle arbovirosi in Italia

Questo quadro ricorda che le infezioni trasmesse dalle zanzare non sono soltanto un problema epidemiologico, ma possono avere complicanze sistemiche, compreso il coinvolgimento renale.

Non significa che una puntura di zanzara causi una malattia renale cronica. Significa, piuttosto, che alcune infezioni trasmesse da questi vettori possono provocare un danno renale acuto e che, soprattutto nei pazienti più vulnerabili, è importante non trascurarne le possibili conseguenze nel tempo.

La zanzara può anche prendersi il suo secondo di gloria con una puntura, ma non è detto che debba lasciare il segno: prevenzione, attenzione e conoscenza possono fare la differenza.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario.


Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
CONTATTI
Tel.: 338 59 96 136

 
Visualizza il documento WWF: Malattie Trasmissibili e Cambiamento Climatico Collegamnto esterno ISS: Sistema Nazionale di Sorveglianza delle Arbovirosi: i Bollettini Periodici
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