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8 marzo: salute renale e medicina di genere, le sfide ancora aperte per le donne

Dalla gravidanza alle malattie autoimmuni, fino alla carriera medica: il ruolo femminile e le disuguaglianze ancora presenti in nefrologia

Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay
Foto di fernando zhiminaicela da Pixabay
L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, rappresenta non solo un momento per celebrare i progressi raggiunti in termini di diritti e opportunità, ma anche un’occasione per riflettere sulle sfide che restano ancora aperte.
Tra queste, un aspetto poco discusso ma di grande rilevanza riguarda le disuguaglianze di genere nell’accesso alle cure, anche in ambito nefrologico.

Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che sesso e genere rappresentano determinanti importanti nell’insorgenza e nella progressione delle nefropatie, nel referral nefrologico, nella risposta e nell’aderenza alle terapie e, infine, negli esiti per i pazienti.

In molti Paesi, dove persistono disuguaglianze di genere legate al reddito, al livello di istruzione e all’occupazione lavorativa, il genere femminile continua a essere associato a significative disparità: dall’accesso alle cure nefrologiche fino alla possibilità di ricevere un trapianto. In questo contesto, alcune condizioni cliniche pongono sfide particolari per la salute renale femminile.

La gravidanza rappresenta una situazione fisiologica unica e, a livello globale, è una delle principali cause di insufficienza renale acuta nelle donne in età fertile.
L’insufficienza renale acuta e la preeclampsia costituiscono fattori di rischio per il successivo sviluppo di malattia renale cronica nella madre e rappresentano ancora oggi una causa importante di morbilità e mortalità materna nei Paesi a basso e medio reddito. La salute materna durante la gravidanza può inoltre avere conseguenze a lungo termine anche per i figli. Eventi come il parto pretermine sono stati associati a un aumento del rischio, nell’età adulta, di sviluppare diabete, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e malattia renale cronica. L’aumento dell’età materna media e il ricorso sempre più frequente alle tecniche di procreazione medicalmente assistita stanno contribuendo a una maggiore incidenza di complicanze nefrologiche in gravidanza, rendendo ancora più importante un approccio multidisciplinare nella gestione di queste pazienti.

Un altro ambito in cui il ruolo del genere appare particolarmente rilevante è quello delle malattie autoimmuni.
Il peso di queste patologie sulla salute pubblica è considerevole, soprattutto come causa di morbidità nelle donne in età adulta. Malattie come il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide e la sclerodermia colpiscono prevalentemente il sesso femminile e sono caratterizzate da processi infiammatori sistemici che possono coinvolgere diversi organi, tra cui anche il rene. Le differenze di genere nell’incidenza e nella gravità di queste malattie derivano da complesse interazioni tra fattori ormonali, genetici ed epigenetici. Nonostante i progressi della ricerca, molte domande restano ancora aperte: esistono differenze di genere nella risposta ai trattamenti? Gli ormoni sessuali influenzano l’efficacia delle terapie? La disponibilità di dati specifici è ancora limitata e questo può ridurre le possibilità di sviluppare strategie terapeutiche realmente personalizzate per le donne affette da queste patologie.

Anche nel campo della malattia renale cronica emergono differenze rilevanti tra uomini e donne. Nelle coorti di pazienti affetti da questa condizione, la prevalenza nelle donne risulta generalmente inferiore rispetto a quella degli uomini e il rischio di progressione verso dialisi o trapianto appare mediamente più basso. Tuttavia, le donne con malattia renale cronica presentano comunque un rischio cardiovascolare significativamente più elevato rispetto alla popolazione generale.

L’accesso alla dialisi non è inoltre uniforme né equo in tutto il mondo. Nei Paesi dove queste terapie sono limitate, le donne hanno spesso minori possibilità di accedervi, anche a causa di fattori socio-culturali profondamente radicati. Tra le pazienti sottoposte a emodialisi si osserva inoltre più frequentemente l’utilizzo di accessi vascolari meno performanti rispetto alla fistola artero-venosa, considerata il gold standard.

Un ulteriore paradosso riguarda il trapianto renale. Le donne – madri, sorelle e mogli – risultano più frequentemente donatrici rispetto a quanto non siano riceventi. L’accesso alle liste di attesa per il trapianto è spesso inferiore rispetto agli uomini e i tempi di attesa possono risultare più lunghi.

Le disuguaglianze di genere non riguardano tuttavia soltanto le pazienti, ma anche le professioniste della sanità.
Negli ultimi decenni la presenza femminile in medicina è cresciuta in modo significativo. In Europa le donne rappresentano oggi la maggioranza tra i laureati in medicina, con percentuali che superano il 60%, e anche la nefrologia riflette questa tendenza. Questa crescita numerica non si traduce però ancora in un’equa rappresentanza nei ruoli di leadership. Le donne rimangono sottorappresentate nelle posizioni apicali delle strutture sanitarie e nei vertici accademici, evidenziando la necessità di un cambiamento culturale e organizzativo che favorisca un maggiore equilibrio di genere anche nei ruoli decisionali.

Ricapitolando:
  • Le evidenze epidemiologiche confermano che le malattie renali si manifestano e si evolvono in modo diverso tra uomini e donne e che fattori biologici, sociali e culturali possono influenzare gli esiti clinici. Nonostante ciò, molte delle terapie oggi disponibili non tengono ancora pienamente conto delle differenze di genere. Diventa quindi sempre più importante promuovere una medicina di genere anche in nefrologia, favorendo una maggiore personalizzazione dei trattamenti e una ricerca più attenta al ruolo degli ormoni sessuali nella progressione delle malattie renali.
  • Nei Paesi a medio e basso reddito, inoltre, le disparità di accesso alle cure rimangono un problema rilevante, aggravato da fattori economici e culturali che colpiscono in modo particolare le donne.
  • Nonostante i progressi della medicina e della società, le donne continuano dunque ad affrontare sfide significative in ambito nefrologico, sia come pazienti sia come professioniste.
La Giornata Internazionale della Donna rappresenta quindi un’importante occasione per promuovere una medicina più equa e inclusiva, capace di riconoscere e affrontare le specifiche esigenze femminili. Solo attraverso una maggiore consapevolezza, una ricerca più attenta alle differenze di genere e politiche sanitarie inclusive sarà possibile ridurre il divario ancora esistente nella salute renale e nella carriera medica.
 

Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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Tel.: 338 59 96 136
Fax: 06.81151095
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