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Nonostante i benefici nuove terapie stentano a decollare!

Inibitori SGLT2 sono ancora poco prescritti nella gestione della malattia renale cronica.

Foto da Pixabay
Foto da Pixabay
Una consistente percentuale di persone affette da diabete sviluppa nel corso della vita una malattia renale cronica e la nefropatia diabetica rappresenta il più grande fattore di rischio di progressione verso l’insufficienza renale grave in molti paesi del mondo.

Anche in Italia il diabete è di gran lunga la principale causa di ingresso in dialisi; una continua crescita fino al 2000, con circa 120 pazienti incidenti/anno/milione di abitanti (25% dei dializzati incidenti), in linea con il progressivo aumento dell’incidenza di diabete nella popolazione di tutto il mondo.

Al contrario l’incidenza dell'insufficienza renale terminale nei diabetici è in continua diminuzione con un decremento annuale del 2-4%, verosimilmente in conseguenza del continuo miglioramento dei provvedimenti terapeutici utilizzati in questi pazienti.
 
Anche la qualità di vita in dialisi dei soggetti diabetici tende nel tempo ad avvicinarsi sempre di più a quella dei non diabetici per una crescente attenzione alle complicanze aggiuntive osservabili in questa particolare popolazione, le alterazioni macro e microvascolari, l’anormale controllo metabolico e, ancora, l’ipertensione arteriosa.
 
Attualmente l'iperglicemia deve essere considerato un fattore di rischio modificabile per le complicanze cardiovascolari e la progressione della nefropatia diabetica.
Infatti studi clinici (ad es. CREDENCE  e DAPA-CKD) dimostrano effetti cardiovascolari e renali favorevoli derivanti dall'uso dei nuovi farmaci oggi disponibili, gli inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), in grado aumentare l'escrezione urinaria di sodio e glucosio.
 
Sebbene queste Gliflozine possano oggi considerarsi il cardine della cardio/nefroprotezione, una indagine osservazionale ha recentemente evidenziato un sottoutilizzo di questa nuova classe di ipoglicemizzanti.
 
Le linee guida raccomandano di iniziare un inibitore SGLT2 (p. es., Canagliflozin, Empagliflozin e Dapagliflozin) in tutti i malati di rene in stadio G1-G3 (eGFR) che presentino albuminuria, con o senza diabete.

"Nonostante i benefici ben dimostrati dell'SGLT-2i nel rallentare la progressione renale e nel ridurre le complicanze cardiovascolari – spiega nell’articolo il Dott. Zhuo del Brigham and Women's Hospital di Boston - l'utilizzo di questi nuovi agenti è rimasto basso nella popolazione con insufficienza renale cronica, in particolare tra i pazienti senza diabete"

Sono urgentemente necessari interventi ad ogni livello, dagli screening per albuminuria alla riduzione dei costi, per facilitare una maggiore prescrizione di questi farmaci salva-vita.


Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD

Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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