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Lascia o... raddoppia! Troppo sale danneggia i reni.

Non solo pressione e cuore: troppo sapore duplica il rischio nefrologico.

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Lo stile di vita in generale e la dieta in particolare rappresentano il più importante fattore di rischio modificabile per l'insorgenza del danno renale e le sue complicanze cardiovascolari.
 
Pertanto l'educazione sulle abitudini alimentari dei soggetti a rischio potrebbe modificare la progressione della Malattia Renale Cronica (MRC) nelle sue fasi iniziali.
 
Un gruppo di ricerca, coordinato dal Dottor Kook-Hwan Oh del Seoul National University Hospital, ha questa settimana pubblicato sulla rivista Nephrology Dialysis and Transplantation i risultati dello studio KNOW-CKD che appunto approfondisce la relazione tra l'introito di sale quotidiano e la malattia renale.
 
L'assunzione media giornaliera di sale nei soggetti con Insufficienza Renale Cronica (IRC) è pari a di 9,5 grammi  (rilevata in Stati Uniti, Paesi Bassi, Regno Unito, Turchia, Italia, Australia, Danimarca e Corea); mentre nella popolazione generale arriva ai 9.9 grammi (rilevata in Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Cina, Italia, Belgio, Finlandia, Germania, Nuova Zelanda e Paesi Bassi).

In molti paesi sono in atto campagne di sensibilizzazione per ridurre il consumo di sale per i noti effetti deleteri su pressione e sistema cardiovascolare e la maggior parte delle linee guida raccomandano una quantità inferiore ai 5 grammi al giorno.
 
Questa limitazione è certamente in grado di ridurre l'incidenza di ipertensione e proteinuria (importanti fattori di rischio di progressione verso l'insufficienza renale) ma non esistevano dati che confermassero come una dieta ricca di sale possa danneggiare i reni, indipendentemente da ogni altro fattore.
 
Abbiamo cercato di dimostrare l'effetto dell'assunzione di sale nella dieta sugli esiti renali - spiega il ricercatore Coreano – misurando l'escrezione di Sodio nelle urine delle 24 ore in un grande numero di soggetti affetti da problemi renali.
 
Tra il 2011 e il 2016 sono stati infatti arruolate in questo studio 1254 (su 2238) persone di età compresa tra i 20 e i 75 anni divise poi in quartili in base alla sodiuria giornaliera.
Durante un periodo di osservazione di 4,3 anni (2,8-5,8), 480 soggetti (38,7%) hanno avuto problemi renali importanti.
 
Il rischio renale è stato 1,8 volte più alto (95% confidence interval 1.12–2.88; P=0.015) nei pazienti con il più alto grado di assunzione di sale nella dieta (Q4: escrezione di Na urinaria misurata nelle 24 ore maggiore di 192,9mEq) rispetto a il gruppo di riferimento (Q2: Natriuria 24h tra 104,2 e 145.1mEq) in un modello multivariabile.
 
Le analisi dei sottogruppi hanno inoltre mostrato che la maggiore assunzione di sale era particolarmente rischiosa negli under 60, nelle donne, oltre che negli ipertesi e negli obesi.
 
Ma è possibile ridurre la quantità di sale o abbandonarlo del tutto?
Le ricette sembrano molto più saporite e gustose se condite con un po’ di sale, ma a lungo termine gli effetti del sale possono avere conseguenze molto gravi e vale quindi la pena sforzarsi ed evitare di usarlo... e se proprio non si riesce farne a meno ridurne l’utilizzo al minimo necessario,  considerando anche il fatto che molti alimenti presenti nella dieta contengono già il sale necessario al fabbisogno quotidiano senza doverne aggiungere dell'altro.
 
Un buon consiglio (v. schede ANED): da oggi via la saliera e proviamo un condimento più sano per insaporire le nostre ricette: molte spezie o aromi si abbinano bene a piatti diversi talvolta con risultati sorprendenti... e il cambiamento si vedrà "a lungo termine".
Visualizza il documento Measured sodium excretion is associated with CKD progression: results from the KNOW-CKD study Collegamnto esterno Come ridurre il consumo di sale: prova la ricetta del giorno
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