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Bere tè fa bene ai reni!

Il consumo regolare, anche a basse dosi, di tè correla con una minore incidenza di calcolosi renale.

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La storia del tè è iniziata in Cina intorno al 2750 aC quando secondo la antica leggenda alcune foglie caddero nella pentola in cui l’imperatore Shen Nung, seduto all'ombra di un albero di tè selvatico, dando all’acqua bollente un piacevole sapore.

Da allora numerose proprietà medicinali sono state attribuite a questa pianta tanto che inizialmente l’infuso prodotto, decisamente amaro, era consumato principalmente come medicina piuttosto che come una piacevole bevanda. Ci vollero più di tremila anni prima che le foglie di tè verde sfuse cotte al vapore ed essiccate divennero popolari in tutto l’impero cinese; nel contempo, durante la dinastia Ming (1368-1644), le varietà essiccate ed ossidate (tè nero o rosso, come lo chiamano i cinesi) cominciarono ad essere esportate.

Numerosi studi hanno esaminato l'associazione tra consumo di tè e malattia renale, ma l'impatto della bevanda nel tempo non è stato ancora pienamente chiarito.

Un lavoro prodotto da ricercatori della National Cheng Kung University di Tainan (Taiwan) pubblicato su World Journal of Urology a febbraio 2019 ha lo scopo di valutare la correlazione tra la quantità e durata del consumo di tè con il rischio di litiasi renale.

Un totale di 13.842 soggetti (di cui 12.397 senza e 1445 con evidenza di litiasi) sottoposti a controlli sanitari sono stati reclutati per questo studio dal titolo "Increased amount and duration of tea consumption may be associated with decreased risk of renal stone disease"; è stato considerato il consumo quotidiano medio e il valore di tazze-anni, definendo come tazza quella tradizionale cinese, della capacità di circa 120 mL.

Risultati principali
  • Consumo di tè in pazienti con vs senza calcolosi: 119,2 ± 306,8 vs 131,7 ± 347,3 mL.
  • OR di calcolosi renale dopo aggiustamento per altre variabili cliniche di un consumo ≥ 240 mL (due tazze) vs nessun consumo = 0,84 (IC 95% 0,71–0,99; P = 0,037).
  • OR di calcolosi renale con consumo ≥ 20 tazze-anno = 0,79 (IC 95% 0,66–0,94, P = 0,008), mentre il dato non è significativo < 20 tazze-anno (OR = 0,92, IC 0,78–1,09, P = 0,34).
Hung‑Yu Chen primo autore conclude che la quantità e la durata del consumo di tè si associano a un minor rischio di calcoli renali: "il consumo regolare, anche a basse dosi, di tè potrebbe correlare con una minore incidenza di calcoli renali ed, inoltre,  un’associazione anche superiore si osserva con un modello che tiene conto delle tazze-anno, cioè del numero di tazze quotidiane moltiplicate per gli anni in cui si è consumato".

Dottor Emiliano Staffolani, MD, PhD
Specialista in Nefrologia ed Ipertensione Arteriosa
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